LA MIA GENERAZIONE HA PERSO
è il titolo dellalbum di
GIORGIO GABER
la cui uscita è stata fissata per il 13 aprile 2001
La mia
generazione ha perso è il titolo dellatteso album di Giorgio Gaber.
Dopo oltre ventanni dal suo
ultimo lavoro in studio, Gaber torna sulla scena discografica con un album dal titolo
fortemente evocativo e provocatorio.
Ma perché La mia generazione
ha perso?: A questo punto forse anche per un fatto di età, credo che sia
arrivato il momento per un bilancio generazionale. Noi, con i nostri slanci, i nostri
ideali, le nostre passioni e le nostre utopie siamo riusciti davvero a migliorare il
mondo? Credo proprio di no. Tutto quello in cui noi abbiamo creduto non ha più riscontro,
non esiste più. Ma forse non è una catastrofe, forse il riconoscere i nostri fallimenti
magari con fatica e con dolore è lunica soluzione per ritrovare energia, entusiasmo
e soprattutto voglia di vivere.
Si tratta di uneccezionale
ritorno di un grande artista che negli ultimi trentanni si è esclusivamente
dedicato allattività teatrale. Per realizzare questo album (CGD EAST WEST) Gaber è
stato impegnato in sala di incisione per oltre tre mesi e si è avvalso della
collaborazione di Beppe Quirici uno dei più affermati produttori italiani.
Le canzoni dellalbum trattano i diversi aspetti della realtà che ci circonda. Dalla politica al costume, dal sociale al privato Giorgio Gaber e Sandro Luporini, attraverso il loro stile a volte pungente e ironico a volte dolce e sentimentale a volte fortemente polemico e aggressivo, non rinunciano alle tematiche più significative realizzando così un percorso complessivo che li rappresenta totalmente.
Ufficio
stampa
Goigest
Tel.:
022666377 (r.a.)
GIORGIO GABER
La mia generazione
ha perso
Nel mondo
dello spettacolo Giorgio Gaber costituisce sicuramente unanomalia. In pochi hanno
raggiunto la sua longevità professionale (ha ormai superato i
quarantanni di attività) e certamente nessuno ha realizzato un percorso artistico
tanto unico e particolare.
Gaber è
stato tra i precursori della nuova musica leggera e il primo cantante a realizzare per la
Ricordi (Ciao ti dirò, 1958) i primi dischi di rock?n roll italiano. Da
allora, e per oltre un decennio, la sua produzione discografica, sempre caratterizzata da
canzoni intelligenti ed ironiche, ha incontrato un larghissimo consenso popolare fino a
diventare a volte vero e proprio fenomeno di costume (Non arrossire, La
ballata del Cerutti, Torpedo blu, Barbera e Champagne).
Nel corso
degli anni sessanta si afferma anche come personaggio televisivo emergendo non solo come
cantante e interprete ma anche come conduttore e intrattenitore di grande successo e
comunicativa.
Nel 1970
Gaber compie una svolta tanto significativa quanto coraggiosa. Allapice della
popolarità decide di chiudere ogni rapporto con il mezzo televisivo rinunciando ai
vantaggi e alle gratificazioni di un consenso più allargato per concentrare la sua
attività esclusivamente nel teatro privilegiando il rapporto e il confronto diretto con
il pubblico.
Unico
esempio di teatro-canzone in Italia, Gaber diventa il più singolare fenomeno teatrale di
questi ultimi trentanni con uninstancabile attività caratterizzata da sale
sempre esaurite e da straordinari consensi anche da parte della critica. A questo
proposito si può legittimamente affermare che Gaber con il suo co-autore Sandro Luporini
ha lasciato un segno significativo non solo nella storia recente del nostro teatro ma
anche e soprattutto nella cultura italiana. In questo lungo periodo lattività
discografica si è sempre limitata alla sola integrale registrazione dei suoi spettacoli.
Ora Gaber torna al mercato
discografico ufficiale, forse cedendo alle pressioni di chi (estimatori, colleghi,
giornalisti, discografici) ritiene la dimensione teatrale, pur nella sua eccellenza,
troppo limitativa rispetto alle potenzialità di fruizione e di diffusione del suo lavoro.
Per realizzare La mia
generazione ha perso, oltre alle recenti composizioni inedite, Gaber ha selezionato,
e in qualche caso rielaborato, alcune delle canzoni più significative di questi ultimi
anni. Si è in tal modo compiuta una sintesi nella quale, con un linguaggio sempre chiaro
e diretto, ma senza per questo rinunciare mai alla sintesi poetica, si concentrano i temi
della politica (Destra-Sinistra, Qualcuno era comunista, Il
conformista), dellamore (Quando sarò capace damare,
Un uomo e una donna, Il desiderio), del sociale (Si
può, La razza in estinzione, Il potere dei più buoni,
Lobeso) con alcuni momenti di riflessione filosofica di grande
intensità e spessore (Canzone dellappartenenza, Verso il terzo
millennio).
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In questa occasione oltre ai
musicisti che da sempre lo accompagnano in teatro, Gaber si è avvalso della
collaborazione di Beppe Quirici uno dei più affermati produttori italiani, che con la sua
consolidata esperienza in sala di incisione ha ulteriormente valorizzato
lecletticità compositiva e musicale dello stesso Gaber, confezionando un prodotto
in linea con le più avanzate tecniche di realizzazione. Al lavoro in studio fa eccezione
il brano recitato Qualcuno era comunista che costituisce un momento
fondamentale e per questo irrinunciabile della produzione recente di Gaber e Luporini e
che viene qui riproposto in una più appropriata ed efficace versione dal vivo.
La mia generazione ha
perso è anche loccasione per un bilancio. Gaber infatti affronta con la
consueta onestà intellettuale e senza ipocrisie unanalisi lucida e spietata di
quella realtà che ha visto finora protagonista la generazione alla quale lui stesso
appartiene. Una generazione che con generoso slancio utopistico a volte velleitario, a
volte contraddittorio, ha creduto in valori e progetti dei quali ben poco si è
realizzato. Ma nonostante tutto non cè traccia di rassegnazione, grazie alla sua
ironia, alla sua forza vitale, alla sua incrollabile fede laica nelle possibilità di
riscatto dellindividuo.
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